Se qualcuno ti riferisce che il tale parla male di te, non cercare di difenderti, ma rispondi: “Sì, difatti ignora gli altri miei difetti; se no, non avrebbe menzionato solo questi”.
Epitteto

Il passo citato è un bell’esempio di profonda saggezza accompagnata dal senso dell’umorismo tipico di Epitteto: invece di offenderti quando qualcuno ti insulta, rispondi con un’autocritica. Tu ti sentirai meglio e chi ha parlato male di te si sentirà in imbarazzo, o perlomeno disarmato.

Nel suo libro “Come essere stoici” Massimo Pigliucci racconta un divertente episodio capitato a William Irvine, autore di A Guide to the Good Life:

William Irvine ha trasformato questo consiglio in una vera e propria forma d’arte. 
Racconta che una volta un suo collega di dipartimento l’aveva fermato in corridoio per chiedergli: “Non riesco a decidermi se citarti o meno nel mio prossimo articolo”.
Sulle prime William ne era stato contento, ma il suo collega continuò: “Si, non riesco a decidermi se quello che hai scritto sia soltanto scorretto o assolutamente deleterio”.

Ora, molti di noi si sarebbero sentiti offesi da un commento del genere, che potrebbe essere stato formulato sia come “osservazione” priva di malizia, sia come una critica intenzionale. Invece di difendersi da quell’accusa e lanciarsi in una dettagliata e probabilmente inutile spiegazione sul perché quel saggio non fosse né scorretto né deleterio, Bill si comportò da vero stoico.

Fece un respiro profondo, sorrise e rispose:

Meno male allora che non hai letto le altre cose che ho scritto, o ti saresti accorto di quanto davvero siano deleterie e scorrette”.

L’arena migliore in cui praticare quello che William Irvine definisce “pacifismo di insulti” è ovviamente Internet.

Ci sono nondimeno due osservazioni da fare riguardo a questo esercizio. 

Innanzitutto, esso non dovrebbe essere visto come un modo per ignorare implicitamente il grave problema del bullismo, nella vita reale come nel mondo online. Il bullismo è un fenomeno inaccettabile, che dovrebbe essere sradicato non appena si manifesti, soprattutto quando è diretto – come spesso accade – contro minori o individui affetti da problemi psicologici che li rendano particolarmente vulnerabili. 

Ma ciò è valido in generale per molti altri insegnamenti stoici: i due approcci – lavorare per eliminare o contenere un problema e al contempo esercitare la propria capacità di sopportazione – non sono mutualmente esclusivi. Anzi, non solo non è necessario sceglierne uno in luogo dell’altro, ma i due possono anche aumentare vicendevolmente la propria efficacia. 

Quanto più vi allenerete a sopportare gli insulti, tanto più forti vi sentirete psicologicamente, riuscendo pertanto a reagire in modo appropriato ed efficace. Viceversa, prendere posizione contro il bullismo vi permetterà di vederlo per quello che veramente esso è: un atteggiamento infantile (anche e soprattutto quando vi incorra un adulto); capire questa dinamica vi aiuterà anche a migliorare la vostra resilienza.

La seconda considerazione nasce da un’obiezione che sento formulare ogniqualvolta si discute di questo particolare principio stoico: forse, argomenta l’obiettore, quello che si percepisce come offesa è soltanto una critica, magari anche costruttiva; ignorandola o non prendendola sul serio, si rischia di perdere l’occasione di migliorarsi e si può anche passare per arroganti. 

Per rispondere a questa osservazione dobbiamo ricordare che una delle quattro virtù cardinali degli stoici è la saggezza, la cui pratica ci rende più semplice distinguere una critica da un insulto. Spesso la differenza è così lampante che non è necessario essere saggi per vederla. 

Allo stesso modo, vale sempre la pena di porsi qualche domanda quando riceviamo quella che ci sembra essere un’offesa. Chi ce la rivolge è un amico o una persona che stimiamo? In tal caso, è più probabile che ci stia solamente dando un consiglio, magari in modo un po’ troppo tagliente, ma comunque mosso da buone intenzioni. Ma anche se questi non dovesse essere un amico o una persona nella posizione di offrirci pareri utili e costruttivi, sta forse vedendo qualcosa che a noi sfugge? 

Anche in questo caso, vale la pena di ignorare l’aspetto irritante di quello che ci sta dicendo per indirizzare la nostra attenzione su ciò che questi potrebbe aver visto e che a noi potrebbe essere sfuggito. Non c’è assolutamente motivo per cui gli insulti, anche quando sono intesi come tali, non possano diventare per noi occasioni di apprendimento.

Questo esercizio è un contenuto del libro “Come essere stoici” di Massimo Pigliucci.

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Commenti di: Esercizio stoico: rispondere agli insulti con l’umorismo

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