Quanto è meglio seguire la retta via e arrivare a gioire solo dell’onestà. E questo intento lo realizzeremo rendendoci conto che sono due le categorie di cose ad attrarci o a respingerci. La ricchezza, i piaceri, la bellezza, l’ambizione e quanto altro c’è di lusinghiero e suadente ci attraggono; ci respingono la fatica, la morte, il dolore, il disonore, un tenore di vita troppo austero. Esercitiamoci, dunque, a non temere le une e a non desiderare le altre. Combattiamo in due modi diversi: ritiriamoci davanti agli allettamenti, affrontiamo le difficoltà.
Seneca, Lettere a Lucilio XX,123,12-13

In questo passo delle Lettere a Lucillo, Seneca usa una intelligente metafora militare per convincere il suo amico Lucillo ad adottare una strategia opposta a quella che di solito le persone tendono ad attuare.

La maggior parte delle persone è attratta dai beni materiali o dalla fama e dal denaro, e di conseguenza decidono che devono fare di tutto per ottenerli. Allo stesso modo, fanno il possibile per evitare le cose che non gradiscono, come il duro lavoro, il dolore e, ovviamente, la morte. Seneca qui dà uno strano consiglio: in pratica, dovremmo esercitarci a non ricercare le cose che ci piacciono e dovremmo prepararci attivamente ad affrontare le cose che vogliamo evitare.

Spesso il prepararsi ad affrontare le cose che piacciono è definito l’addestramento invernale, ossia ciò che facevano i soldati antichi per mantenersi sempre pronti a combattere una battaglia. Non potendo attaccare il nemico durante l’inverno, in quei mesi freddi si esercitavano attivamente per prepararsi alla successiva stagione di combattimenti. Lo stesso può valere per noi: l’addestramento stoico non riguarda solo il sopportare le avversità quando si presentano, ma anche e soprattutto di preparasi in anticipo durante i periodi di tranquillità.

La domanda nasce spontanea: chi vorrebbe seguire il consiglio di Seneca, rinunciando ad una vita ricca di piaceri? Ciò che devi considerare è che Seneca intende “piacevole” un mero giudizio di valore, non un fatto oggettivo che esiste nel mondo. E visto che siamo noi i responsabili dei nostri giudizi, siamo anche in grado di cambiarli se la ragione ci dice che si trovano fuori strada.

In psicologia questo concetto di chiama adattamento edonico.

Tutti lo abbiamo provato: restiamo folgorati da un nuovo iPhone luccicante, moriamo dalla voglia di averlo e alla fine lo compriamo. Per qualche giorno ci sentiamo fieri del nostro nuovo acquisto, lo ammiriamo tra le nostre mani e lo usiamo continuamente. Ma dopo qualche settimana, non è altro che un telefono, un oggetto d’uso quotidiano che può essere sostituito se viene perso o danneggiato e che di certo non cambierà la nostra vita.

E allora cosa facciamo? Riconosciamo che dopotutto Seneca aveva ragione, che impiegare tanto tempo ed energie nel desiderare e ricercare cose esterne è inutile? Assolutamente no. Ci limitiamo a spostare la nostra attenzione su un nuovo oggetto che ci attrae (ad esempio una borsa griffata) e così saremo di nuovo “felici” per qualche giorno o settimana, fin a quando il processo non inizierà daccapo.

Gli psicologi chiamano questo processo adattamento edonico, o anche tapis roulant edonico: proprio come su un tapis roulant, continui a correre senza mai arrivare da nessuna parte. Ma al contrario dell’attrezzo per l’allenamento fisico, non ha alcun beneficio sulla tua salute.

Quindi, Seneca ci sta illustrando come scendere da questo tapis roulant edonico.
È un processo in due fasi:

  1. il primo è il passaggio filosofico che consiste nel realizzare che ciò che produce un piacere superficiale potrebbe alla fine non renderci felici, e per contro, ciò che appare spiacevole potrebbe non renderci del tutto infelici come crediamo.
  2. Il secondo consiste nell’agire di conseguenza alla nostra presa fi coscienza, interiorizzando man mano ciò che abbiamo riconosciuto come una verità: ogni volta che riesci a ritirarti davanti alle cose allettanti e ogni volta che riesci ad affrontare le difficoltà, stai compiendo un passo in direzione della saggezza e della felicità.

Bibliografia:
– Lettere a Lucillo di Seneca
– Come essere Stoici di Massimo Pigliucci

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Commenti di: Seneca: come scendere dal tapis roulant edonico

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