A proposito di ciascuna delle cose che ti attraggono o che ti recano utilità o che ami, ricorda a te stesso, cominciando dalle cose più piccole: qual è la sua natura? Comincia dalle cose di poco valore. Se ti piace una pentola, ricorda di dire: mi piace una pentola; perché se si rompe, non ne avrai turbamento. Se baci tuo figlio o tua moglie, ricorda che baci un essere umano; perché, se muore, non ne sarai turbato.
Epitteto

Quando ascoltano o leggono per la prima volta questo celebre passaggio del Manuale, le persone restano sempre scioccate. Si tratta di uno dei brani di saggezza stoica più travisati, talvolta anche intenzionalmente; e per questo diventa fondamentale comprenderlo correttamente.

Il problema, ovviamente, non sta in quello che Epitteto dice riguardo alla pentola, ma nella parte in cui parla della moglie e del figlio. Se si fosse limitato al primo esempio, credo che tutti avrebbero considerato le sue parole come una saggia esortazione a non affezionarsi alle cose, forse anche un monito contro il consumismo del II secolo d.c.

La seconda parte, tuttavia, contiene una profonda intuizione sulla natura umana che probabilmente richiede un po’ di contesto per poter essere apprezzata pienamente. Dopotutto, gli stoici consideravano il loro sistema una filosofia d’amore, non di crudele disprezzo nei riguardi degli altri esseri imani e delle loro sofferenze.

Per prima cosa, cerchiamo di ricostruire le circostanze storiche.

Epitteto, scriveva in un’epoca in cui anche gli imperatori (come Marco Aurelio) vedevano morire in giovane età o comunque prematuramente (per malattia, atti di violenza gratuita o guerre) la maggior parte dei figli e dei loro cari. 

Anche se oggi noi viviamo in Occidente e in poche altre regioni del mondo possiamo dirci in larga parte più fortunati, resta comunque il fatto che la vita è effimera e le persone che amiamo potrebbero esserci portate via da un momento all’altro, senza preavviso.

In secondo luogo, e cosa più importante, Epitteto non ci sta consigliando di riservare ai nostri cari un atteggiamento di crudele indifferenza; anzi, dovremmo sempre ricordarci di quanto essi siano preziosi proprio perché potrebbero andarsene molto presto. Chiunque abbia perso qualcuno a cui era particolarmente legato capirà quello che intendo dire.

L’idea è che dovremmo condurre la nostra vita esattamente come facevano i generali romani, i quali, quando sfilavano nella Città Eterna per celebrare i loro trionfi, avevano qualcuno vicino che costantemente sussurrava loro all’orecchio: *”Hominem te memento”* (Ricordati che sei un uomo).

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Commenti di: Esercizio stoico: ricordarsi della transitorietà delle cose

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