“Sta’ per lo più in silenzio, o parla quel tanto che è necessario, esprimendoti concisamente. E le rare volte che le circostanze ti invitano a dire, parla, sì, ma non, come suol dirsi, del più e del meno: non parlare di gladiatori né di corse di cavalli né di atleti né di cibi né di bevande, che son le cose di cui si chiacchiera dappertutto; ma, soprattutto, non parlare della gente, per biasimare o lodare o fare confronti.”
Epitteto

Con ogni probabilità, uno degli effetti collaterali di questo esercizio sarà dunque quello di rendervi più amabili indipendentemente dall’occasione.

A un’analisi più approfondita, l’elenco di argomenti di cui Epitteto ci invita a non parlare è in sé per sé indicativo. Magari oggi non parliamo di gladiatori, ma di sicuro discutiamo di atleti, attori, cantanti e di altre celebrità.

Perché dovremmo astenerci dal conversare di questi argomenti o comunque indulgervi il meno possibile? Perché sono chiacchiere inutili. Perché mai dovrebbe interessarci quello che fa Chiara Ferragni o Gianluca Vacchi?

Dire che interessarsi di queste cose sia segno di una mente superficiale può naturalmente suonare come un’osservazione elitistica e dunque offensiva per la nostra sensibilità moderna, ma questo soltanto perché siamo stati condizionati a pensare che parlare di cose “serie” sia noioso e richieda in ogni caso una preparazione e un’attenzione maggiori di quelle che normalmente associamo a una piacevole conversazione. Ma non è sempre stato così.

Quanti frequentavano i simposi degli antichi greci o i loro equivalenti romani, i *convivia*, pensavano che un buon banchetto dovesse comportare discussioni di filosofia, di politica e su altro argomenti “seri”. Per facilitare la conversazione, sia i greci sia i romani servivano agli ospiti cibarie e vino leggero.

Durante l’illuminismo, quando in tutta Europa si diffusero i “salotti” privati, la gente faceva a gara per essere invitata a prendere parte a quelle conversazioni e non molti, a quanto ci è dato sapere, ne sono usciti annoiati.

La seconda parte dell’elenco di Epitteto (gli argomenti di conversazione che soprattuto dovremmo evitare) concerne i giudizi e i pettegolezzi sugli altri. Questo punto merita di essere approfondito.

Quella di parlare e sparlare degli altri è una pratica evolutasi probabilmente nel tempo come mezzo attraverso il quale le persone potevano per tenersi al corrente di tutto ciò che facevano i membri della loro tribù. 

Per quanto anche nella società moderna dobbiamo sondare le persone con cui interagiamo per decidere se possiamo fidarci di loro come compagni di vita, amici, soci in affari, colleghi di lavoro e così via, sarebbe meglio farlo direttamente, faccia a faccia, basandosi su ciò che davvero quelle persone dicono e, soprattutto, fanno.

Parlare di chi non è presente, e pertanto non è in grado di difendersi, ed esprimere giudizi su di lui non mi sembra una pratica molto virtuosa e, secondo gli stoici, ci degradiamo ogni volta che lo facciamo.

Alla base di quello che Epitteto ci esorta a fare in questo passo sta il principio generale stoico che è in nostro potere decidere quale sia la cosa migliore da fare e rettificare di conseguenza il nostro comportamento. All’inizio è difficile e potrebbe sembrare perfino innaturale, ma col tempo diviene un’abitudine e correggere la nostra condotta diventa sempre più facile, finché non arriviamo al punto in cui ci chiediamo stupiti come abbiamo fatto a comportarci altrimenti fino a quel momento.

Non ti sto suggerendo di cambiare radicalmente e di punto in bianco il modo in cui vi comportate negli eventi sociali, ma provate a farlo e vedete come va. Iniziate intervenendo sempre meno quando si parla di “gladiatori” e di cose simili, proponendo di tanto in tanto argomenti più impegnativi, ispirandovi a qualcosa che avete letto o visto di recente e che vi sembra in grado di stimolare una conversazione mutualmente vantaggiosa con i vostri interlocutori.

Vedrai quello che succederà.

Questo esercizio è un contenuto del libro “Come essere stoici” di Massimo Pigliucci.

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Commenti di: Esercizio stoico: parlare poco e bene

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